mercoledì 28 febbraio 2007



Il racconto dei piloti

Guam 8 agosto 1945
“E’ difficile credere a quel che vidi. Il viaggio di andata non presentò particolari difficoltà. Sganciai la bomba alle 9:15 precise, ora giapponese. Cercai di tenermi il più lontano possibile dall’obiettivo per evitare gli effetti dell’esplosione. Si vide una tremenda colonna di fumo che invase il cielo”
Il capitano William Persons della Marina Americana che già aveva lavorato alla preparazione della bomba si trovava a bordo della superfortezza per osservare gli effetti. Egli ha detto: “ E’ stata una cosa terrorizzante. Dopo il lancio del piccolo ordigno tirai un sospiro e mi gettai indietro attendendo lo scoppio. Allorché questo si verificò gli uomini che erano a bordo con me mormorarono soltanto: MIO DIO”.

Oak Ridde: Qui nasce la bomba

New York 8 agosto 1945
La più strana città degli Stati Uniti è quella che è sorta come per miracolo attorno ad un piccolo villaggio nel Tennessee orientale. Si tratta del luogo dove, nel più fitto mistero, gli Stati Uniti hanno compiuto il secondo miracolo della bomba atomica, vale a dire la costruzione della bomba che racchiude nel suo involucro il tremendo esplosivo lanciato sulla città giapponese di Hiroshima. Il piccolo villaggio si chiamava Oak Ridde, ed è diventato una città di sessantacinquemila abitanti, la quinta in ordine di grandezza nel Tennessee stesso. Fino al momento in cui il Presidente Truman annunciò al mondo che gli Stati Uniti stavano costruendo le bombe atomiche quasi nessuno delle migliaia di lavoratori si immaginava cosa stesse facendo. Le regole erano molto severe. Gli operai non potevano discutere tra di loro, specie se lavoravano in diverse sezioni dello stabilimento, sulle parti che essi costruivano. Ad essi non era permesso nemmeno discutere con la famiglia su quello che essi facevano alla fabbrica. Soltanto pochissimi tecnici potevano radunare le diverse parti isolate e metterle assieme. Il governo Americano scoprì il villaggio nelle colline del Tennessee tre anni fa, e scelse una zona isolata di cinquantanovemila acri per svolgervi il grande esperimento. Dal fango sorsero estese fabbriche, mentre strade asfaltate rimpiazzavano le carreggiata di campagna, il villaggio di Oak Ridde, che non troverete in molti Atlanti, ebbe un ufficio postale, telegrafo e telefono. Centinaia di lavoratori vennero dalle città vicine per ferrovia, con automezzi, persino in aeroplano e a piedi per rispondere all’invito del Governo. Essi non facevano domande indiscrete, e anche se le avessero fate non avrebbero ottenuto risposta. Venne chiesto loro di rimboccarsi le maniche e di mettersi al lavoro. Piano piano attorno alle fabbriche sorsero case, baracche accampamenti, dormitori, scuole, chiese e persino luoghi di divertimento. Quando automobili giungevano dentro la la cerchia sorvegliatissima della città venivano perquisite accuratamente. Non erano permesse in città ne radio ne macchine fotografiche. I giornali che vi si stampavano non potevano essere esportati.

In quei giorni il presidente Truman parlò al popolo Americano per dirgli che tutto ciò era servito per abbreviare il conflitto nel Pacifico.

Per il Capitale la forza lavoro non vale niente, anzi, non esiste se non quando c’è bisogno di produzione.

4 commenti:

carmelo ha detto...

E' stata una tragedia immensa.
Una catastrofe senza paragoni nella storia di sempre.
Il progetto Manhattan fu una delle cose più segrete e più controverse della II guerra mondiale.
Il suo capo, Enrico Fermi, progettò la bomba solo dopo che fu convinto dall'intelligence americana che anche Hitler ne era quasi in possesso.
Einstein, dopo aver a lungo riflettuto, non aderì attivamente al progetto.
Fu così che le migliori scoperte scientifiche dell'umanità (il funzionamento del nucleo dell'atomo e la meccanica dei quanti) si trasformarono nella più sporca e inumana delle armi.
Bisogna avere molta cautela nella conoscenza del nostro mondo. Perchè il sapere non sempre è portatrice di buonsenso.

Anonimo ha detto...

non ci sono parole…, l’unica spearanza è che una tragedia tale serva da monito all’umanità e che ciò non avvenga mai più! Purtroppo sono solo speranze e, forse, solo illusioni…, non mi sembra che i politici e gli uomini di governo di tutto il mondo mostrino particolari doti di umanità e di comprensione…!!!

Brigante Vix ha detto...

Oggi il nucleare è diventato uno status simbol per stati che si sono indeboliti di fronte alle esigenze delle popolazioni che tengono sotto controllo. Ahmadinejad ne è l'emblema aggrappato alla poltrona mentre proietta illusioni di grandezza. Ciò che mi preoccupa è che la minaccia di una nuova catastrofe nucleare arrivi da un presidente democraticamente eletto (non dimentichiamolo). Ma d'altronde anche gli Stati Uniti da buon paese democratico l'hanno sganciata come se fosse una scoreggia dopo una "magnata de vroccheli i zauzicchia".E continuano a esportare la democrazia calpestando diritti umani , usando armi non convenzionali contro i civili.
se questa è la democrazia io la metto sotto accusa così come le nazioni, i confini e i suoi nazionalismi ormai obsoleti eppure ancora fanno da sfondo alle campagne elettorali.

Mauro ha detto...

Non credo venga più usta tale arma.
Non ci sono le condizioni per poter "ricostruire" dato il tasso di radioattività nella zona.
Le guerre migliori sono quelle che vediamo ad oggi...ci si fanno più soldi. Più armi da vendere, più mezzi da piazzare, più tecnologia da sperimentare, più ricostruzione per le aziende.
No, una guerra atomica non porta profitti, con ci guadagna nessuno.. non credo la vedremo mai più.