martedì 24 luglio 2007

NEL SUO NOME - capitolo 6


Un vecchio professore, sopravvissuto all'assedio della città di Vukovar - Croazia.
La sua accusa è diretta ai Serbi Ortodossi di Milosevic: è tutta colpa loro... è tutta colpa loro...
"A quel punto accadde qualcosa di strano.
Vidi il vecchietto che tornava al cassetto del comodino e ne afferrava la maniglia.
Il rossore sulle guance si era spento all'improvviso e la fronte si era corrugata.
Le mani si muovevano nervose e veloci come se il vecchietto avesse qualcosa di molto importante da fare e poco, pochissimo tempo.
Qualcosa di vitale, prima che l'ultima ragazza della fila fosse uscita dalla stanza.
Ora estrae una pistola, sì, ne sono certo, una bella calibro nove dal cassetto o una vecchia pistola russa di quelle che la polizia usava sotto il regime titoista.
Il pollice scheletrico abbassa il cane, mentre tenta di conservare il polso il più fermo possibile. ora prende la mira e...
Feci un passo in avanti con il terrore negli occhi."

Questa è la sesta puntata (di dieci) del documentario "Nel suo nome",tratto da una storia vera, scritto e interpretato da Marco Cortesi,con la consulenza storica di Lucia Zacchini,in onda ogni martedì su control-alt-cancin collaborazione con ARCOIRIS-TV

sesta puntata: durata 13,32 min

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1 commento:

BHAA ha detto...

I poteri forti che hanno voluto imporci la globalizzazione dell’economia senza dazi né confini, ci promettevano che - fra gli altri benefici - la globalizzazione avrebbe reso impossibili le guerre.
Ciò perché, essendo ogni Paese dipendente da tutti gli altri per le importazioni e le esportazioni, l’interdipendenza avrebbe fatto sì che se un Paese avesse dichiarato guerra ad un altro, sarebbe venuto a mancare di materie prime o beni forniti da quel Paese.
Ciò che vediamo è l’esatto contrario: l’Occidente è in guerra in Afghanistan da sei anni, in Iraq da quattro, e minaccia guerra all’Iran.
Il Libano è stato devastato da una guerra-lampo.
I palestinesi disarmati vengono massacrati con armi da guerra strapotenti.
Ci sono guerre in Darfur, in Somalia, in Etiopia.
Stato di guerra in varie zone dell’Asia centrale.
C’è una corsa mondiale agli armamenti che sta succhiando risorse immense, molte volte maggiori del grande riarmo che avvenne negli anni ‘30, prima della seconda guerra mondiale.
Mai viste tante guerre e conflitti da quando è in vigore il libero commercio mondiale, che doveva renderle impossibili e per nulla convenienti.
La globalizzazione, ci hanno detto, avrebbe aumentato il benessere generale dei sei miliardi di uomini perché la concorrenza a livello mondiale avrebbe prodotto un cale generale dei prezzi, avrebbe reso «più efficiente» l’economia.
Il risultato è sotto i nostri occhi: impoverimento ad occidente, sfruttamento ad oriente, rincari generalizzati.
In più, frodi finanziarie enormi (Enron, Parlamat, bond argentini) che non sarebbero state possibili senza la globalizzazione, e che - lungi dal rendere più efficiente l’economia - hanno rappresentato distruzioni insensate di capitali e di ricchezza reale.
Ma con ciò, resta vietato (ed opera di marginali) criticare la globalizzazione: se la realtà soffoca sotto il sistema di commercio mondiale, tanto peggio per la realtà.
La teoria è giusta, è la realtà ad essere sbagliata.
E l’Unione Europea?

Come un robot cieco ad ogni argomento, ha inglobato decine di paesi dell’Est, senza un almeno esame previo sui sentimenti europeisti di questi Paesi.
Sicchè oggi la Polonia s’impegna a continuare in Europa il conflitto che la oppose alla Germania nel 1939, e i lettoni e lituani si prendono le loro rivincite su Mosca, come fosse ancora la capitale sovietica che li invase, e trascinano tutti noi nelle loro beghe pericolose e anti-storiche.
Abbiamo dati ai rumeni la carta d’identità europea: senza un minimo pensiero che tra i rumeni ci sono ben due milioni di zingari, del tipo più famelico e disonesto, che stanno sciamando allegramente - ormai non più extracomuniutari - nella ricca Europa dell’ovest dedicandosi a traffici di bambini, spaccio, furti in villa con la lena di stakanovisti elettrizzati da sistemi penali e giudiziari super-garantisti,c he li difendono anziché punirli.
E tutto ciò è passato senza una minima seria discussione pubblica.
Si può essere più cretini?
E vogliono metterci a carico anche la Turchia…
Sulla scienza occidentale - o ciò che passa sotto questo nome - si possono fare considerazioni analoghe.
Mai come oggi la scienza vive di miti irrazionalisti.
Un esempio è l’evoluzionismo, che continua ad evolvere per sfuggire alle smentite inflittegli dalla paleontologia e della biologia molecolare, e viene creduto come un dogma di cui un giorno, i nostri posteri tornati aristotelici, rideranno.
Ma sarebbe troppo lungo approfondire qui l’argomento.
E il «riscaldamento globale»?
Che dire di questo mito, l’incubo preferito dai media?
La tesi vincente è che a provocare il riscaldamento globale non sono fatti naturali e astronomici, bensì l’industrializzazione umana.
Facciamo per un attimo tacere le due opposte tesi, e domandiamoci: anche se fosse vera la seconda (causa umana del problema) pensiamo davvero che ci si possa fare qualcosa?
Siamo pronti come umanità a rinunciare ai trasporti, al riscaldamento, alla catena del freddo, e tornare ai cavalli e agli asini?
Cito a caso alcune delle ultime proposte che ho trovato seriamente esposte sui media:
1) la ministra Turco consiglia di togliersi la cravatta in ufficio, così da risparmiare sull’aria condizionata.
2) La Monsanto propone di modificare geneticamente il mangime animale, onde ridurre le flatulenze (buccali ed anali) delle mucche e dei ruminanti in genere, considerate una della grandi cause dell’effetto-serra.
3) Famosi ecologisti invitano ad usare la bicicletta e a non fare il bagno né a cambiarsi le mutande.
4) Ditte specializzate propongono l’installazione di mulini a otto pale, del tipo olandese, a quanto pare più efficienti delle fantascientifiche turbine a vento che bruttano il paesaggio.
5) Interi governi puntano sul «bio-carburante», da ricavare con distillazioni (consumatrici di energia petrolifera) da cereali, granturchi, soya.
Naturalmente, tutti poi sono massicciamente contro il nucleare come fonte d’energia.
Per via delle scorie e dei pericoli di fughe radioattive (avete visto la centrale giapponese…).
L’argomento può apparire razionale.
A patto che si dimentichi che da anni, in Iraq e in Afghanistan, e prima ancora in Kossovo, le armate americane hanno sparso milioni di quintali di uranio impoverito, che ci sta già tutti avvelenando, che si accumula nelle ossa e provoca malformazioni genetiche in tragico aumento. Questo piccolo dettaglio è infatti volonterosamente dimenticato da tutti i media, rispettosi dei proiettili made in USA più che del principio di non-contraddizione.
Lasciamo perdere il resto.
Come l’abuso di antibiotici (la grande scoperta medica del secolo scorso) che ha portato all’emergere di batteri resistenti e invincibili: un pericolo mortale, che ci riporta all’epoca delle grandi epidemie.
E che la scienza non sa come affrontare, se non adottando dosi sempre più forti di vari antibiotici scelti fra i più letali, che porteranno ineluttabilmente alla nascita di super-batteri ancora più spaventosi.
Dov’è finito il pensiero scientifico occidentale?

La cosa ricorda la storiella del meccanico negro (storiella sudafricana) che cerca di aggiustare un’auto battendo martellate sul motore.
Siccome l’auto non si avvia, dice: «Ci vuole un martello più grosso».
In qualche modo, i sofisticatissimi genetisti che studiano e brevettano il DNA, e presumono di «mappare il genoma umano», sono esattamente quel negro: infatti hanno gettato via la maggior percentuale di Dna (il DNA silente) catalogandola «spazzatura evolutiva».
Mai l’Occidente è stato peggio informato che nei nostri decenni di massima espansione delle «comunicazioni»: tali comunicazioni sono al 90% pubblicità, propaganda, consigli per gli acquisti, gossip su Paris Hilton.
I TG vendono il pubblico (ossia noi) ai pubblicitari; i giornali economici ci vendono agli speculatori e alle loro truffe (di cui garantiscono la solida rispettabilità).
Tutta la cosiddetta «informazione» è fornita allo scopo generale di ingannare, addormentare, cullare in illusioni o spaventare con falsi allarmi (secondo convenga ai poteri e alle lobby) il pubblico «informato».
E la democrazia, corona del pensiero politico occidentale, dopo la quale - ci era stato detto - «la storia è finita» avendo raggiunto il suo culmine?
Nessuna monarchia né dittatura ha mai tassato il popolo quanto la vigente democrazia.
Nessuna forma di governo autoritario o monarchico è mai stata tanto prona alle lobby, a danno degli amministrati sudditi.
Mai siamo così schiavi (del fisco, dei politici, delle burocrazie) come da quando siamo cittadini sovrani.
Mai nessuna corte di Versilles è stata così ricca come la corte di Mastella o di Napolitano.
La democrazia che doveva mettere il potere nelle mani del popolo sovrano, ha messo al servizio del popolo il potere burocratico e istituzionale, parassitario.
I cittadini liberi vengono di fatto trattati come schiavi: viene loro sottratto il 60% di ciò che guadagnano col sudore della fronte, vengono tartassati e angariati, sospettati e controllati in ogni modo.
Non è un caso che il trionfo della democrazia coincida in Europa con il più tragico calo demografico mai visto nella storia: anche gli schiavi a Roma non facevano figli.
Anche le leonesse in gabbia negli zoo.
La denatalità è una conseguenza diretta della cattività.
E ci chiamiamo «liberi».

Tratto da:
EFFEDIEFFE
Giornale on line
Maurizio Blondet
23/07/2007