domenica 14 gennaio 2007

"Volevo la luna" di Pierluigi



Mio padre parlava con disprezzo amaro dei “signori” della sua casta: li considerava fannulloni e volgari. Si avvertivano chiaramente nelle sue parole l’orgoglio e la distanza. Quando nelle brevi vacanze dal suo lavoro di impiegato tornava a Lenola, non scendeva mai - quasi mai – in paese, né partecipava alle grandi cene (rade ma rituali nel ceppo dei padroni, se mai dopo che a caccia avevano beccato qualche lepre o uno sperduto cinghiale). Non l’ho visto sedere mai al circolo dei signori.


La narrazione delle memorie di Pietro Ingrao inizia a Lenola, quel “grumo di case arricciate sulla cuspide di un colle” e vi giunge trasportata da un vento lontano del sud che al suo passaggio sul territorio ne svela cenni storici che sembrano sepolti dal passare inesorabile del tempo. Si poteva chiedere una descrizione migliore del paese dalla sua penna? Un libro, un’occasione per vivere la storia dell’Italia, del partito comunista italiano attraverso gli occhi di un protagonista del secolo appena trascorso. Siamo lontani anni luce dalle fredde distaccate scritture oggettive. L’autore oltre che politico è anche poeta, incontra volti e luoghi, ma soprattutto è influenzato da Kafka e Joyce. Ampio spazio viene riservato al dialogo interiore e a quel continuo interrogarsi. Lo sccrittore è percorso dal dubbio e senza riserve ha il coraggio di fare autocritica sulle sue azioni passate. Questa è una qualità rara da trovare nei politici che governano sempre certi di stare dalla parte giusta. Per il timore di mettere in dubbio la nuova fede Ingrao non denunciò la sommarietà e la violazione di diritti umani nei processi staliniani. Narra dei fatti di Poznan e del coraggio che gli mancò nell’esprimere il suo dissenso all’articolo filo-staliniano “La presenza del nemico” di Togliatti. Ammette di aver realizzato una falsa rappresentazione dell’invasione sovietica in Ungheria sull’Unità e votò la radiazione dal partito di quel gruppo di compagni che aveva fondato il Manifesto. E’ un peccato che “Volevo la Luna” non sia stato presentato a Lenola ma d’altronde nel paesello i signori la fanno ancora da padroni e mangiano, mangiano…..
I signori non vogliono più chiudersi in circoli ristretti per apparire come padroni, ma si confondono a bere in mezzo alla gente comune. Eppure le poltrone rimangono sempre attaccate al loro sedere.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Sentii parlare Pietro Ingrao in piazza a Lenola, qualche anno fa, in occasione di Festambiente. La forza delle sue convinzioni e la poesia delle sue parole mi colpirono molto. Anch’io ho letto il libro: Ingrao ci racconta di eventi storici e vita privata, ci fa percorrere una fetta di ‘900 con gli occhi di chi ne ha cavalcato le onde. Consiglio di leggerlo, al di là delle tendenze politiche.

Riflettere è considerevolmente laborioso; ecco perché molta gente preferisce giudicare.

"Josè Ortega"

Carmelo ha detto...

Ho finito di leggere il libro di Ingrao pochi giorni fa.
Questa biografia non è solo storia del novecento, ma il cammino di un uomo che non si vergogna di analizzare gli errori che ha compiuto.
Mi ha appassionato dall'inizio alla fine. Il modo con cui descrive Lenola, poi, è amorevole e allo stesso tempo distaccato.
Peccato, però, che un documento simile sia stato snobbato dai nostri amministratori, che non si sono presi la briga nemmeno di una mezza presentazione.
Il peggio è che non mi ha sorpreso nemeno un pò!

Clandestino ha detto...

Ho finito da poco di rileggere il libro... e non vedo l'ora di rifarlo per la terza volta. Il libro è straordinario per la sua poesia e la grande umanità e intimità che ne traspare. Ne vien fuori l'uomo testardo che ho avuto la fortuna di conoscere, talmente testardo da risultare forse fin troppo severo con se stesso. Pietro è stato uno dei grandi capi del comunismo italiano, ha attraversato la storia del Novecento quasi sempre in prima linea - la cospirazione antifascista, la guerra, l’Unità clandestina, poi le istituzioni repubblicane nel loro sorgere tempestoso - , ha incontrato personaggi come Stalin, Mao e Che Guevara. Per questo non capisco ancora le motivazioni che hanno portato D'Alema, durante la presentazione del libro a Roma, a definirlo "uno spettatore della storia del Partico Comunista Italiano".
Comunque, ho trovato straordinarie e commoventi le parti che riguardano Lenola: era tanto che non lasciavo libere le lacrime di fare il suo corso.

A questo punto che facciamo? Lo andiamo a trovare appena rimette piedi a lenola per una chiacchierata?

carmelo ha detto...

La chiacchierata con lui ci sta tutta.
E' incredibile che sono vissuto per 25 anni a 50 metri da casa sua e per una ventina non mi sono mai nemmeno degnato di rivolgergli attenzione.

Questa cosa mi fa sentire stupido.

E' come possedere, nella libreria di casa, un libro inedito che sappia illuminarti sui problemi di cui da anni ti arrovelli il cervello.
Era tutto scritto lì, da prima che tu nascessi, eppure lo avevi snobbato come una cosa vetusta o troppo complicata.

Pierluigi ha detto...

Non è facile viaggiare lungo i sentieri della memoria. In questo libro si sente che l'autore fa muovere la memoria in un dialogo costante tra identità individuale e storia collettiva o forse è meglio parlare al plurale e considerare le storie ricche di sfaccettature molteplici.

Carmelo ha detto...

Le pagine finali, mi hanno molto colpito.
Credo non sia stato facile ripercorrere una vita, quando ci si sente al termine di essa.
Come dici tu Vix: percorrere le strade della memoria.

Si rischia di fuggire via, di abbandonarsi alla nostalgia, ai "bei tempi". Ma, nonostante tutto questo, Ingrao, non si lascia andare mai a nessuna apologia, non edulcora figure, non si risparmia critiche.
L'unica cosa che fa, durante tutto il libro, è riempire di lodi sua moglie.
Mi sono convinto che fosse una donna eccezionale.

Anonimo ha detto...

Un uomo forte dall'alto dei suoi 91 anni, questo traspare dalla sua penna, dai suoi scritti, con la consapevolezza di aver partecipato alla conquista e formazione di una democrazia chiara e pulita che noi oggi viviamo a pieno.
Sicuramente strano e per noi lenolesi, per me, leggere di un paese che non c'è più, fatto di riti, usanze e confini chè a suo tempo erano ben marcati vedi i padroni "parsnali" o confini più fisici come il capannale.
Forte la passione politica che l'ha costretto alla macchia durante il fascismo,con la consapevolezza di
un Italia migliore.
Intriganti le vicende di un partito che visto da fuori doveva sembrare un mostro per la sua forza i suoi ideali e i suoi leader.
Un libro, una vita che pochi sognano e a cui molti aspirano.
Grazie Pietro, per aver reso in certo senso umano un partito che si dipanava tra la politica interna di un paese da ricostruire e una super potenza che del totalitarismo fece la sua bandiera.

Salvatore

MARCO ha detto...

MA FUNZIONA CHE COMPRATE UN LIBRO E LO FOTOCOPIATE,LO LEGGETE A TURNO OPPURE C'è CHI LEGGE LA PRIMA PARTE,CHI LA SECONDA E CHI LA CONCLUSIONE?

carmelo ha detto...

Marco, lo legge Tore e poi ce lo racconta!!!

Anonimo ha detto...

carme che t puzzi..... quando t piju facemu i cunti.
salvatore

carmelo ha detto...

Totò!
Com va sottu a su laboratorio?
Bonu tu a acchiapparm!!!

Non sono un comunista, però... ha detto...

E' vero, Ingrao non è stato solo un semplice spettatore della storia del comunismo italiano, come ha asserito in maniera infelice il ministro D'Alema in occasione della presentazione del libro. E non per aver incontrato di persona personaggi del calibro di Stalin e Mao (il che non gli rende tutto questo gran merito),ma per aver condotto durante l'intero arco della prima repubblica una linee politiche di estrema coerenza, occupando sempre posizioni di vertice all'interno del PCI. Una coerenza fino all'osso che lo ha portato da sempre ad anteporre gli interessi della collettività a quelli personali e/o privatistici(vedi Lenola..(!)). Se fossimo degli egoisti diremmo in maniera grossolana, tipica della classe dirigente del nostro paese: "Si, Ingrao, presidente della camera, ma per Lenola cosa ha fatto...?"
...Ebbene Ingrao è un politico da ergere a modello. Non pensiamo al nostro orticello, ma meditiamo sulla lezione morale che ci arriva da un uomo che ha saputo interpretare la politica nella maniera più nobile,portando avanti le proprie idee secondo ciò che riteneva giusto, e non conveniente politicamente. Apprezziamolo per quello che ha fatto, ma soprattutto per quello che non ha fatto!