mercoledì 24 gennaio 2007

"Telefonino" di Ilario

Comprai il telefonino molto tardi rispetto a quanto fecero i miei amici, lo usai per meno di un anno e ebbi dei problemi di natura introspettiva. Mi sentivo inadatto, frustrato, quasi sbagliato per questo mondo. Feci un atto di coraggio e dissi “No” a questa nuova tecnologia. Allora, quasi dieci anni fa, sembravo un deficiente. Oggi, è crescente la percettibilità alle potenzialità di questo apparecchio. Ho fatto un collage d’informazioni pescate su internet:

Da un’indagine condotta dalla Siipac sugli alunni delle scuole di Roma - riferisce lo psicologo - risulta che il 96% dei 13-17enni possiede un cellulare, che nell80% dei casi il telefonino è un regalo dei genitori e che già a questa età il 6,5% dei giovani ha sviluppato un rapporto malato con l’apparecchio. Si fidanzano, si parlano e si lasciano via sms, e descrivono il cellulare come qualcosa che li fa sentire liberi, indipendenti e sicuri in qualunque momento, il giorno e la notte. E per gli adulti? Un tempo vissuto come status symbol, oggi il telefonino è qualcosa di diverso. Non lo si usa tanto per necessità o per gestire gli impegni di lavoro - evidenzia l’esperto - La valenza del cellulare è per lo più affettivo - relazionale: da mezzo di comunicazione diventa oggetto sostitutivo della realtà, unico rapporto con il mondo, indispensabile filtro tra chi lo usa e gli altri. E quando si sfocia nella dipendenza patologica, nella compulsione conclamata, il rischio è il totale isolamento sociale, avverte lo specialista. Il malato di cellulare - mania non vive senza telefonino. Non lo abbandona mai, lo utilizza sempre e con tutti. E se per caso prende coscienza del problema e prova a privarsi della sua droga, in agguato c’è la sindrome d’astinenza: apatia, perdita di appetito, calo della libido e addirittura, come riporta qualcuno, anche tendenze al suicidio, elenca Guerreschi. Ma cosa si nasconde sotto la telefonino-dipendenza? Oltre alla tendenza a investire affettivamente sul cellulare, che alla lunga finisce per possedere il suo padrone, risponde lo psicologo, spesso c’è anche un enorme bisogno di tenere sotto controllo qualcuno, seguendolo da lontano e verificandone gli spostamenti. Ci vuole almeno una terapia per uscire dalla telefonino - dipendenza, questo è sintomo che qualcosa ai giorni d’oggi non va, abbiamo e stiamo continuando a perdere il senso di questa vita.

Vi voglio fare un esempio che vedo spesso: ieri stavo sul balcone e mi sono messo ad osservare chi passava……….ad un certo punto passa un gruppo di circa dieci amici, tutti di sesso maschile, la maggior parte di loro non riusciva a parlarsi perché era impegnato in un’altra conversazione al telefonino. Che roba! L’alienazione totale dalla realtà presente!

Senza un coraggioso sforzo di resistenza, affideremo il senso della storia, il senso e i ritmi della vita, anziché alla filosofia della nonviolenza e della semplicità, tanto caro a Gandhi, alla violenza della tecnologia, il cui tipico esempio di eccesso idolatrico è rappresentato dal telefono cellulare.

Il bisogno insoddisfatto di incontrare lo sguardo dell'altro, di intrattenere relazioni autentiche dovrà misurarsi con un nuovo antagonista, un moderno genio della lampada, pronto a materializzarsi al premere di un pulsante e regalarci "gocce di mistico niente".

4 commenti:

Carmelo ha detto...

Cazzarola, Giovanni il presidente l'ha capito prima di tutti

Anonimo ha detto...

Si, però non ha capito granchè :)
Suo fratello.

Roberto ha detto...

Il punto è che nessuno si sente responsabile. Se una cosa porta profitti è giusta.
Questo è il male dei nostri giorni.

hermano querido ha detto...

I cambiamenti che ha portato nel nostro comportamento
sono così radicali da aver convinto Umberto Eco a parlare di
una nuova specie che starebbe nascendo, l'Homo Cellularis.
Ferraris ci invita a riflettere sui malintesi e le situazioni
paradossali in cui veniamo a volte proiettati dall'uso del
cellulare, e riporta poi ogni argomento all'analisi del nuovo
oggetto, alla sua ontologia, cioè alla sua vera essenza. E' un
oggetto positivo, se pensiamo ai servizi che ci può rendere,ma
sovente è negativo. Il cellulare blocca infatti ogni possibilità di
astrazione dal mondo. Siamo sempre potenzialmente sotto
controllo, persino a cellulare spento sappiamo che è possibile
rilevare la nostra posizione.E addirittura il non rispondere a
una telefonata assume significati particolari. Con il telefono
fisso, significava semplicemente che non eravamo in casa, ora
invece il cellulare è sempre con noi e non rispondere può
risultare offensivo se, ad esempio, ci chiama la persona amata.
Se Orwell avesse conosciuto il telefonino avrebbe scritto un
romanzo ancora più terrificante. Il controllo sul "dove siamo"
sarebbe stato totale, non ci sarebbe più stato angolo o prato in
cui rifugiarsi o almeno illudersi di essere liberi.