martedì 13 gennaio 2009

La star islandese del rock si occupa di politica

DI BJORK

Dopo un tour di 18 mesi ero ansiosa di ritornare per qualche settimana nella buona e solida Islanda per godere di un po’ di stabilità. All’inizio di quest’anno avevo tenuto un concerto che nelle intenzioni avrebbe dovuto accrescere la consapevolezza popolare riguardo all’ambiente locale e un 10% della popolazione vi ha preso parte, ma non mi è sembrato sufficiente.

Per questo, quando sono ritornata ho deciso di contattare tutti gli isolani che avevano cercato senza successo di creare nuove imprese e mettere in pratica nuovi metodi di lavoro ecologici. Nel corso di tanti anni, la principale fonte di entrata dell’Islanda è stata la pesca, ma quando questa ha cessato di essere redditizia la gente ha cominciato a cercare altri modi per guadagnarsi da vivere.

I conservatori che governano il paese pensarono che se avessero messo le mani sull’energia naturale dell’Islanda per venderla alle grandi imprese come Alcoa e Rio Tinto, avrebbero risolto il problema.

Adesso abbiamo tre fonderie di alluminio, le maggiori d’Europa; e nei prossimi tre anni ne vogliono costruire altre due. Queste fonderie avranno bisogno di energia da un pugno di nuove centrali geotermiche, così come la costruzione di argini che danneggerebbero lo spazio naturale incontaminato, sorgenti e campi di lava. L’ottenimento di così tanta energia da questi campi geotermici non è sostenibile.

Molti islandesi si oppongono alla costruzione di queste fonderie. Anzi, preferirebbero continuare a sviluppare piccole imprese di loro proprietà e non dover sostenere questo costo. In Islanda vi sono state molte lotte per difendere questa causa. Una di queste ebbe come risultato che il ministro dell’ambiente ha insistito affinché venisse compiuto uno studio sull’impatto ambientale prima di costruire qualsiasi fonderia o argine.

E, poi, è scoppiata la crisi economica. Giovani famiglie si vedono minacciate di perdere le proprie abitazioni e gli anziani di perdere le proprie pensioni. E’ qualcosa di catastrofico. Si palpa la rabbia. La gente contesta per strada i sei maggiori capitalisti d’Islanda e li critica alla radio e alla televisione; voci furiose insistono affinché vendano le loro proprietà e consegnino i benefici allo Stato. Si è venuto a sapere che alcuni individui hanno ottenuto all’estero prestiti giganteschi senza che il popolo islandese ne avesse conoscenza. Adesso, a quanto pare, è la nazione che deve rimborsarli.

Ciò che esaspera la gente è che i responsabili di aver messo gli islandesi in questa situazione sono gli stessi che ora cercano di toglierli da essa. Molti esigono che si dimettano e permettano che altri rimettano ordine. Il più criticato è Davíð Oddsson, che nomino se stesso direttore della banca Centrale dopo 19 anni come sindaco di Reykjavik e 13 anni come primo ministro. Una volta alla settimana, gli abitanti della capitale si riuniscono nel centro della città per chiedere le sue dimissioni.

E poi, di sorpresa, siamo stati vittime della spettacolare mazzata che ci ha assestato il primo ministro del Regno Unito. Cito testualmente una petizione firmata dalla decima parte del popolo islandese: “Gordon Brown ha utilizzato in forma ingiustificata la legge antiterrorismo contro il popolo dell’Islanda per ottenere benefici politici a breve termine. Ciò ha trasformato la grave situazione in un disastro nazionale… ora dopo ora, giorno dopo giorno, le azioni del governo britannico stanno annientando indiscriminatamente gli interessi islandesi.” [1]

In generale sono estranea alla politica. Vivo felice nella terra della musica. Però sono stata coinvolta perché i politici sembrano impegnati a rovinare l’ambiente naturale dell’Islanda. E la settimana scorsa ho letto che a causa della crisi alcuni parlamentari islandesi stanno premendo affinché si eviti la valutazione ambientale e gli argini possano costruirsi il più rapidamente possibile in modo che Alcoa e Rio Tinto ottengano l’energia di cui hanno bisogno per far funzionare le due nuove fonderie.

L’Islanda è un paese piccolo. Qui non c’è stata la rivoluzione industriale e io nutrivo la speranza che avremmo potuto evitarla del tutto e passare direttamente ad opzioni sostenibili di alta tecnologia. Se qualcuno era capace di farlo, quelli eravamo noi. La mentalità islandese ha qualcosa di meraviglioso, siamo audaci e inclini al rischio sino all’estremo dell’imprudenza. Nel fare musica, raccontare storie e pensiero creativo, questa assunzione di rischio è una grande cosa. E dopo essermi introdotta in molte piccole imprese islandesi in fase di crescita, mi sono resa conto che molte di esse hanno dato prova di audacia, tanto nel campo della biotecnologia che dell’alta tecnologia.

Gli islandesi sono gente dalla solida formazione in scienze avanzate. Abbiamo ORF, che è una delle migliori imprese di biogenetica del mondo; Össur, un produttore di arti artificiali; CCP, un produttore di giochi informatici, e moti altri. Inoltre abbiamo molti medici e professionisti sanitari. Grazie ai centinaia di geiger naturali che zampillano in tutta l’isola e alla nostra (sinora) quasi incontaminata natura, l’Islanda potrebbe diventare facilmente un enorme e sontuoso stabilimento balneario dove la gente si reca per curare i propri dolori e riposare. Sarebbe meglio che il governo utilizzasse i soldi per appoggiare queste imprese invece di metterlo al servizio di Alcoa e Rio Tinto.

La flessibilità è importante: dovremmo vivere con le tre fonderie di alluminio che già sono in funzione e cercare di trovare la maniera di renderle più ecologiche. Ma abbiamo forse bisogno di averne cinque? Nel passato, abbiamo messo tutte le uova nello stesso cesto e questo ha dimostrato di essere pericoloso, come già ci siamo resi conto quando il 70% delle nostre entrate provenivano dalla pesca. Adesso siamo sull’orlo dell’abisso per aver scommesso tutto sulla finanza. Se costruiamo altre due fonderie di alluminio, l’Islanda si convertirà nella maggior fonderia di alluminio del mondo e saremo conosciuti nel mondo solo per questo. Rimarrebbe poco spazio per qualsiasi altra cosa. E se il prezzo dell’alluminio crollasse – come sta accadendo – sarebbe catastrofico.

L’Islanda può essere più autosufficiente e più creativa e, allo stesso tempo, fare le cose in una maniera più in linea col secolo XXI che con il XIX. Si possono costruire meno argini, più piccoli ed ecologici. Utilizziamo questa crisi economica per essere totalmente sostenibili. Insegniamo al mondo tutto ciò che sappiamo sulle centrali di energia geotermica. Appoggiamo le imprese verdi. Cominciamo dal basso. Può essere che ritardino a crescere e a dare benefici, ma si basano su qualcosa di solido, stabile e indipendente ai terremoti di Wall Street e al volatile prezzo dell’alluminio.

E ciò aiuterà l’Islanda a continuare ad essere ciò che meglio sa essere: una incontaminata e meravigliosa forza della natura.

Bjork
Fonte: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=75884&titular=del-colapso-econ%F3mico-al-desastre-ecol%F3gico-
14.11.08

Traduzione dallo spagnolo per www.comedonchisciotte.org a cura di RICCARDO (http://www.alol.it)

giovedì 20 novembre 2008

Briganti Live

Sabato 13 Dicembre
al Cinema Lilla
serata all’insegna del folclore Lenolese

I Briganti di Frontiera, attraverso un percorso musicale in parte inedito, renderanno omaggio agli artisti che hanno esaltato con i loro ritmi e i loro canti le tradizioni del nostro paese. L’appuntamento è per le ore 21:30.

sito dei Briganti di frontiera
sito dell'Ass. Storico Culturale dei Monti Ausoni

martedì 11 novembre 2008

Mafie e buoi...




Nulla di nuovo sotto il sole. Del resto chi di noi non sapeva già delle cosche presenti nel nostro territorio e dello scandalo fondano riguardo alle infiltrazioni mafiose nella sua amministrazione...
...comunque è interessante che se ne parli anche a livello nazionale.
Rainew24 ha pubblicato una bella inchista a riguardo. Vale la pena quardarsela qui

lunedì 20 ottobre 2008

PeZzi TraTti - VI RACCONTO L'IMPERO DELLA COCAINA

(...) Impensabile quindi continuare a osservare la coca come una dinamica esclusivamente criminale, la cocaina diviene una forma attraverso cui comprendere l'economia europea che non possiede petrolio, quello nero, e diviene sicuramente una porta d'accesso per comprendere l'economia italiana. Basterebbe seguire le tracce degli investimenti di coca dei broker campani e calabresi per comprendere dove si orienteranno in futuro i mercati legali. La coca, la magnifica merce, l'innominabile valore aggiunto della vita quotidiana di migliaia di persone e l'impronunciabile talento criminale dell'economia italiana, non può che essere raccontata come un modello metaforico usato per lo zero nel pensiero matematico. Traslando quello che disse Robert Kaplan "guarda lo zero non vedrai nulla, guarda attraverso lo zero vedrai l'infinito", sembra imperativo affermare: "Guarda la coca e vedrai solo della polvere, guarda attraverso la coca e vedrai il mondo".

di Roberto Saviano
08 marzo 2007

firma
PER ROBERTO SAVIANO

mercoledì 1 ottobre 2008

Quando si racconta troppo

Quando si racconta troppo.
A Oaxaca, in Messico ci sono persone che lottano, tutti i giorni, per una terra libera, per raccontare di lavoratori sfruttati, di donne vendute, detenute, stuprate.
Alcune raccontano troppo e finiscono per perdere la vita.
Su un grande muro, in quella stessa città puoi imbatterti in scritte come questa

Non si può chiamare morto chi lotta per la vita.




Messico, Oaxaca, uccisa attivista statunitense.
di Annalisa Melandri

E´ stato ritrovato il 24 settembre scorso, nello Stato di Oaxaca, Messico, il corpo senza vita di Marcela Salli Grace Ellier, cittadina statunitense, 21 anni, attivista da tempo impegnata in quella zona in difesa dei diritti umani e in solidarietà delle donne vittime di violenze e persecuzioni politiche. Ultimamente si stava occupando dei prigionieri politici e delle donne, mogli, compagne, madri, sorelle, figlie dei detenuti e delle persone scomparse o assassinate.
Salli aveva raccontato poco tempo fa di aver ricevuto minacce di morte e di essere controllata per questa sua attività che svolgeva unicamente per spirito di solidarietà senza fini economici o politici.
E´ stata violentata prima di essere barbaramente torturata e poi uccisa. Il suo corpo, trovato in una zona rurale nei dintorni di San José del Pacífíco, a circa 170 chilometri dalla città di Oaxaca, era irriconoscibile e in avanzato stato di decomposizione. E´ stato identificato da una amica solo grazie ad un tatuaggio.
Alcune organizzazioni femministe e sociali, tra le quali la APPO, oggi hanno realizzato un sit-in di fronte alla Procura della Giustizia dello Stato di Oaxaca chiedendo giustizia e che le indagini vengano effettuate velocemente e seriamente.
In realtà queste organizzazioni hanno espresso timori per il fatto che questo omicidio potrebbe essere relazionato con la repressione sempre più evidente contro i movimenti sociali della zona, rivolta soprattutto agli osservatori internazionali. "Potrebbe trattarsi di un chiaro messaggio rivolto a tutto il popolo di Oaxaca, nonché ai compagni solidali che provengono da differenti parti del mondo".
Va rilevato che in questi giorni sta circolando la notizia sia a livello nazionale che internazionale che membri della APPO sono accusati dell´omicidio del giornalista Bradley Roland Will, avvenuto il 27 ottobre 2006, nonostante tutte le evidenze dimostrino che egli fu ucciso da persone armate in borghese appartenenti a corpi di polizia. La APPO ha respinto categoricamente questa versione dei fatti, accusando il governo Federale di voler gettere discerdito sul movimento sociale, mentre d´altro canto il pubblico ministero di Oaxaca, Lizbeth Caña cadeza afferma che l´omicidio di Bradley Will è stato organizzato dalla APPO o da gruppi vicini per "internazionalizzare" il conflitto politico e sociale di Oaxaca.


martedì 23 settembre 2008

Aria di pulizie

Stamattina mi sono ritrovato al Miracolle a fotografare i volontari del Servizio Civile. Maurizio Verardi, il responsabile, è stato molto gentile e disponibile, mi ha raccontato quello che giorni fa hanno trovato dentro quelle stanze e quei bagni. La sua Associazione si è offerta volontaria qualche settimana per ripulirlo dalle sozzerie, Maurizio mi ha mostrato lo sporco, le muffe, ma mi ha fatto anche respirare atmosfera di cambiamento. Non so come sia potuto accadere che i nostri amministratori abbiano trascurato a tal punto questo bene comune. Cerchiamo di salvare il salvabile sembravano cantare stamattina Daniele, Antonio e altri operai presi a ripulire vetri e giardini. Penso che quelle camere, quelle enormi sale, quella decadente cucina hanno bisogno di vita, di pane, di voci e colori. Che si fa, si aspetta ancora il miracoloso investitore o imploriamo investiti? Se lo avessimo aperto questi anni per far dormire i senza tetto non sarebbe stato più ragionevole? PIERROT